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Città in 24 ore: Vienna

Ricetta per viaggi all’ultimo minuto: prendete due anni di pandemia e aggiungete una serie di esami universitari incentrati sull’arte viennese, una compagnia aerea low cost e la lettura del libro di Giovanni Arena, impiattate e servite a una persona di fiducia.
Io e Valeria abbiamo impiegato all’incirca 5 minuti per decidere di trascorrere 24 ore nella capitale austriaca.

Stephanplatz e il quartiere ebraico

Siamo atterrate all’aeroporto internazionale di Vienna dopo l’ora di pranzo e in poco tempo siamo giunte a Stephanplatz, considerato il centro della città. La fermata della metropolitana si trova proprio di fronte a Stephansdom, la cattedrale principale. Successivamente, ci siamo dirette verso Fleishmarkt dove si trovano alcuni edifici in stile Art Nouveau e Greichekirche, costruita nella seconda metà dell’Ottocento dalla comunità greca di Vienna. A questo punto ci siamo dirette verso il quartiere ebraico, passando per la Hoher Markt, la più antica piazza pubblica della città. Nel 1945 i bombardamenti delle forze alleate distrussero tutti gli edifici presenti e questo permise la riscoperta dei resti dell’antica Vindobona: qui infatti si trova il Museo Romano. 

Cattedrale di Stephansdom
Stephansdom

Attraverso la Judengasse si arriva nel quartiere ebraico, zona fiorente nel corso del XIX secolo. Al centro della Judenzplatz si trova il Memoriale dell’Olocausto, progettato dall’artista britannica Rachel Whitread. Si tratta di un parallelepipedo di cemento, ricoperto su tutti i lati da modanature a forma di libro con il dorso rivolto verso l’interno. Intorno alla base si trovano diverse iscrizioni con i nomi dei campi di sterminio e di concentramento dove vennero imprigionati gli ebrei austriaci.

La Sacher e la Vienna by night

A questo punto, grazie all’efficientissima metropolitana viennese, ci siamo dirette nel quartiere dell’Hofburg per andare al Café Sacher, culla dell’omonima torta, a nostro modesto parere buonissima. 

Una volta calate le tenebre e, soprattutto, prima della sua chiusura, ci siamo dirette verso Prater Park dove si trova Reisenrad, la ruota panoramica alta 65 metri, diventata uno dei simboli della città (se avete visto Before Sunrise, il film del 1995 con protagonista Ethan Hawke e Julie Delpy, sapete di cosa sto parlando). Dalla ruota si ha una stupenda vista sulla città, specialmente la sera. 

A questo punto, ci siamo dirette verso il distretto del Bermudadreieck (Triangolo delle Bermuda) dove si trovano birrerie e altri locali frequentati dai viennesi. Noi siamo riuscite a provare la Bermuda Brau, una birreria tradizionale in cui servono boccali di birra alla velocità della luce e si mangia una wiener schnitzel (la cotoletta viennese) favolosa. 

Antonio Canova, Joseph Maria Olbrich e Otto Wagner

Il giorno dopo siamo tornate nel quartiere che ospita l’Hofburg, il palazzo imperiale, per vedere l’Albertina costruita per Maria Cristina d’Austria e il marito Alberto di Sassonia e la Augustinerkirke: edificata nel quattordicesimo secolo, era la chiesa parrocchiale della corte dove si celebravano matrimoni e funerali imperiali. Al suo interno si trova il monumento funebre realizzato da Antonio Canova per Maria Cristina tra il 1798 e il 1805. 

Monumento funebre di Maria Cristina d'Austria realizzato da Antonio Canova
Monumento funebre di Maria Cristina d’Austria

Abbiamo proseguito in direzione di Karlsplatz, fermandoci ad ammirare l’incredibile Palazzo della Secessione, progettato da Joseph Maria Olbrich. La sua cupola d’oro risalta sul resto dei palazzi che lo circondano, rendendolo una delle costruzioni più particolari e riconoscibili della città. Consigliamo vivamente di avvicinarsi per ammirare i dettagli dorati che circondano l’ingresso e la scritta Ver Sacrum, motto della secessione viennese.

Per restare in tema, ci siamo dirette verso i padiglioni realizzati da Otto Wagner per la fermata della metropolitana di Karlsplatz. Costruiti in acciaio, vetro e pietra e decorati con un motivo a girasoli, questi padiglioni dovevano esser riservati alla famiglia imperiale, anche se non vennero mai utilizzati dall’Imperatore. 

A questo punto, siamo a pochi passi da Karlskirche, chiesa cattolica dedicata a San Carlo Borromeo e nota per la cupola ellittica incorniciata da due colonne decorate con bassorilievi. 

Karlskirche, Vienna
Karlskirche

Il museo del Belvedere e Klimt

Ahimè, le nostre 24 ore stanno per scadere ma c’è ancora una cosa assolutamente da vedere: il museo del Belvedere. Appena varcato l’ingresso superiore si passa per una serie di stanze incredibilmente decorate dove è esposta la collezione permanente del museo, nella quale potete trovare “Il Bacio” di Klimt, opere di Schiele e di Kokoshka. Attraversato il parco invece, si arriva al Belvedere inferiore, dove vengono allestite diverse mostre temporanee. Noi abbiamo la fortuna di vederne una dedicata alla città di Venezia e una a Dalì.

Questo è stato il nostro frenetico itinerario di 24 ore a Vienna. Mancano ancora molte tappe all’appello, come il Kunsthistoche Museum e la visita all’Hofburg, ma torneremo sicuramente a vederli. E a mangiare di nuovo la sacher! 

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