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L’omaggio di Tito Chini nel Sacello Ossario sul Pasubio.

Tito Chini fu un artista fiorentino che, come molti giovani dell’epoca, fu chiamato alle armi durante la Prima Guerra Mondiale. Per onorare i suoi commilitoni morti sul Pasubio, Chini accettò il compito di affrescare le pareti della cappella del monumento commemorativo; decise di rappresentarvi immagini ricche di eroi e della loro glorificazione, anche se resta ben visibile il segno lasciato dalla drammatica esperienza bellica.

Entrata del Sacello Ossario sul Pasubio.

La decorazione del Sacello Ossario sul Pasubio.

Tito Chini ottenne l’incarico dal suo amico e Maresciallo d’Italia conte cav. Guglielmo Pecori Giraldi, con il quale aveva vissuto l’esperienza bellica. Il compito era molto importante: infatti, il Monte Pasubio fu il primo tra i quattro monti della Grande Guerra (Monte Pasubio, Monte Grappa, Monte Sabatino e Monte San Michele) dichiarato zona monumentale. Inoltre, ottenne il primato anche per essere il primo sacello costruito ed interamente affrescato nei sui 35m di altezza.

L’inaugurazione del Sacello Ossario sul Pasubio progettato dall’architetto Ferruccio Chemello avvenne il 29 agosto 1926.

Il Sacello Ossario sul Pasubio è suddiviso in quattro piani: Ossario, Sacello, Torre e Cuspide.

Per entrare nella zona adibita ad Ossario, sono presenti due entrate, entrambe con la scritta “OSSARIO” nella parte alta della porta. Varcata la soglia bisogna scendere due gradini per poi trovarsi di fronte agli affreschi intitolati Inferi eroici; qui riposano il Maresciallo d’Italia conte cav. Pecori Giraldi insieme ai resti di 70 decorati al Valor Militare. Una parte degli oculi ospitanti i soldati ignoti presentano una chiusura a vetrata istoriata, dalla quale è possibile intravedere i resti.

Proseguendo la visita, sul fronte principale, cioè quello rivolto verso la pianura, è presente una scalinata che conduce al Sacello con la torre; qui si trova la rappresentazione Ascesa dantesca degli eroi verso il cielo.

L’architettura che riproduce l’esperienza bellica.

Firma di Tito Chini nel Sacello Ossario sul Pasubio.

Un’ulteriore scala conduce dalla Cappella funeraria, in cui è presente la firma dell’artista “Tito Chini decorò 1926” insieme alla rappresentazione dei Santi Guerrieri, alla Sacrestia; da questa è possibile accedere alla Sala dei Cimeli. Qui è presente un soffitto molto basso e solo quattro finestre, il tutto per richiamare, attraverso questi escamotage architettonici, la trincea.

Autoritratto di Tito Chini.

La Sala, inoltre, completamente affrescata da Tito Chini, presenta un filo conduttore che lega le quattro pareti: una cornice fatta di rovi. Questi potrebbero richiamare il filo spinato che proteggeva le trincee. Negli angoli, invece, sono rappresentati dei soldati addormentati o in riposo. Tra questi vi è rappresentato, con solo il nero ed il beige, lo stesso Tito Chini, come un soldato in posizione di riposo con il fucile in mano; ciò è confermato dall’elmetto posto sul capo, dove è ben visibile il numero di reggimento, il 122, quello in cui servì l’artista.

L’Ascesa dei soldati.

Tito Chini, Apoteosi , 1926, Soffitto della Sala dell’Apoteosi, Sacello Ossario sul Pasubio.

La Cappella è definita anche Sala dell’Apoteosi; qui Tito Chini rappresenta nelle quattro pareti perimetrali i Santi soldati, mentre nel soffitto è ben visibile la Glorificazione Assoluta, cioè, posti all’interno di un sole, sono presenti Cristo crocifisso sorretto dal Padre e protetto dallo Spirito Santo.

Questa Glorificazione, come Tito Chini fa ben intendere dagli affreschi circostanti ad essa, è raggiungibile attraverso dure azioni di guerra, riportate nel piano superiore, e con l’ausilio dei Santi Guerrieri, rappresentati nelle pareti laterali della Cappella con volti ieratici e tutti caratterizzati da un’armatura (anche San Sebastiano, che, per iconografia, dovrebbe essere rappresentato coperto solo da un panno).

Le dure azioni di guerra sono riportate nelle pareti perimetrali della sala del piano superiore; queste narrano le quattro fasi della battaglia:

Tito Chini, I soldati prima della battaglia, Sacello Ossario sul Pasubio.
  • Nella prima parete è ancora buio e si vedono i soldati che si preparano a ricevere l’ordine di attaccare.
  • In quella successiva è giorno ed inizia la battaglia.
  • Nella terza si vedono i combattimenti dall’interno, in questo modo Tito Chini vuole sottolineare la violenza dello scontro.
  • Nell’ultima e conclusiva parete, vi è l’apoteosi, dove vi è l’elevazione morale dell’esercito, del comandante e dei militi.
Tito Chini, Due leoni sorreggono lo stemma della prima armata, Sala dell’Apoteosi, Sacello Ossario sul Pasubio.

Elemento interessante proposto dall’artista è la decorazione posta sotto le finestre della Cappella: qui Tito Chini rappresenta due leoni, simboli di nobiltà e forza, mentre sorreggono lo stemma della Prima Armata, al fine di elogiarne le gesta.

Gli affreschi eseguiti da Tito Chini sono la rappresentazione realistica e drammatica dei ricordi bellici dell’artista fiorentino uniti ad una grande resa pittorica.

Lo stile utilizzato da Tito Chini presenta un richiamo alla massoneria, vista la presenza di occhi, come quello accano alla firma, ed una rappresentazione dei volti, a prescindere dal soggetto, caratterizzata dalla resa dei visi emaciati con occhi stanchi e carichi di tristezza, nonostante i corpi presentino una resa marcata dei muscoli. Tale metodo rappresentativo lo si può riassumere con il termine Cupo Realismo, che serve quindi a mostrare il valore e la forza dei soldati caduti, ma anche la drammaticità e le sofferenze dell’esperienza bellica.

La formazione.

Figlio dell’artista Chino Chini, Tito nacque a Firenze nel 1898 e si formò presso la Scuola d’Arte in Piazza Santa Croce a Firenze. Dal 1916, anno del suo diploma, fino al 1925 collaborò con le Fornaci San Lorenzo, dove divenne direttore artistico fino al 1943.

Tito Chini fu un grande artista-artigiano, che ideava l’arte decorativa moderna in funzione dell’architettura. Questa idea si legava alla corrente liberty, secondo cui la bellezza doveva far parte della quotidianità. Infatti, fu Tito Chini ad avvicinare l’azienda di famiglia, Le fornaci San Lorenzo, all’art déco.

All’artista fiorentino spettano varie committenze: quelle legate alla vita privata, come le decorazioni di alcune ville presso Mugello oppure del Villino Brunetti a Viareggio, e quelle in ricordo dei caduti della Grande Guerra, come gli affreschi a Palazzuolo sul Senio, sul Sacello Ossario sul Pasubio, nel duomo di Schio e nel Tempio Ossario di Bassano del Grappa.

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