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La Repubblica dei Beni Culturali

Valorizziamo il nostro territorio

La Sicilia in Decadenza di Carlo Arancio

Chi non si è mai fatto rapire dall’immagine di un’antica dimora in rovina? Quanto deve essere affascinante esplorarne le stanze fatiscenti ricolme di mobili danneggiati dal tempo? Fantasticare sulla storia dei suoi abitanti? Chiedersi quale sarà il suo destino ora che è abbandonata a se stessa?
Queste e altre domande sorgono spontanee quando ci troviamo di fronte ai lavori di Carlo Arancio, laureando in Architettura, che ha dedicato gli ultimi sette anni della sua vita a cercare e fotografare gli ambienti di edifici che si trovano in un significativo e affascinante stato di degrado. Che si tratti di dimore storiche, di vecchi casali di campagna, di appartamenti urbani o di chiese in disuso, il giovane fotografo ci regala scatti che fanno sognare e riflettere al contempo.

A proposito di palazzi storici

Sedi della mostra, che prende il nome di Sicily in Decay, sono Palazzo Biscari (Sede Isola), celeberrima residenza storica catanese, e Palazzo Scammacca del Murgo, ricostruito nel XIX secolo a seguito del terremoto del 1693. Le stanze di queste antiche abitazioni non fanno però semplicemente da cornice ai lavori di Arancio. Le fotografie sono state scelte secondo criteri ben precisi: scopo dell’autore è far comunicare i suoi scatti con l’ambiente circostante. Ogni sala diventa il tassello di un racconto fatto di colori e decori. Il percorso espositivo diventa quasi metafora di un viaggio verso la comprensione e la valorizzazione di una parte dimenticata del nostro patrimonio.

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Liberty in Green

L’importanza del colore

E’ lo stesso Carlo Arancio che ci accompagna lungo questa via fatta di decadenza tutta siciliana. Ogni foto è una finestra che si affaccia su un mondo lontano, pieno di fascino e mistero. Nelle prime sale siamo stregati dai richiami di colore. Il Liberty giallo e viola della prima sala, il verde pistacchio della seconda e la complementarità del giallo-oro e del blu della terza. Tutti brillantemente ripresi nelle immagini appese ai muri, in un connubio armonioso e piacevole agli occhi.

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Terza sala con i colori del giallo e del blu

Tra vandalismo e sciacallaggio

Il tour continua tra aneddoti e chicche che arricchiscono l’esperienza del visitatore. La mia prima domanda riguarda il dove si trovino questi luoghi fatiscenti. Arancio non risponde: vuole che rimangano segreti. Sarebbe troppo rischioso rendere queste informazioni di dominio pubblico. Chiunque potrebbe introdurvisi e non tutti avrebbero le stesse buone intenzioni. Vandalismo e sciacallaggio si aggiungono, così, al dramma dell’abbandono. Rimaniamo dunque all’oscuro, ma è forse questo che rende ancora più affascinante il tutto. Ci spinge a cercare qualcosa di familiare, un indizio che ci permetta di compiere un passo verso la scoperta di questi luoghi onirici.

Restaurare basta?

Arrivati alla quarta sala vedo la prima immagine di una chiesa. Di periodo tardo settecentesco, presenta un pavimento in terra battuta ricoperto di detriti. “La chiesa è stata restaurata una decina di anni fa e questo è il suo stato attuale”. Alla mia richiesta di spiegazione scopro come il contesto in cui l’edificio si trova ne abbia inficiato la conservazione. Trovandosi in un luogo molto isolato, la sua fruizione, nonché la sua protezione, diventano complesse da gestire. E qui ci domandiamo: restaurare basta?

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Scempio al Tempio

Un barlume di speranza

Giungendo all’ultima stanza vedo una delle opere più emblematiche di questa mostra. Si chiama “Il Paradiso Perduto”, e non perché sulle pareti sia stato affrescato un paesaggio idilliaco. Ma perché questo paradiso, effettivamente, non esiste più. Le pareti sono oggi ricoperte da murales frutto di un ignobile atto vandalico. Questa volta le parole del giovane fotografo riescono, però, a esserci di conforto. Il nuovo proprietario dell’edificio ha chiesto ad Arancio di poter avere altri scatti da fornire ai restauratori. Questo fatto, in qualche modo, riesce a regalarci un barlume di speranza. Non tutto è andato necessariamente perduto. Chissà che un giorno non potremmo ritrovare questo e altri paradisi dimenticati e ammirarli in tutto il loro antico splendore.



Per info e orari potete consultate il sito www.murgo.it,

la pagina Facebook di Isola.Catania

oppure telefonate al +39 351 8154861

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