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LA LEONESSA D’ITALIA: LA PINACOTECA TOSIO MARTINENGO A BRESCIA

I quadri, sculture, cammei, stampe, disegni e libri che da una Commissione apposita saranno giudicati meritevoli, li lascio alla città di Brescia, onde siano conservati perpetuamente in Brescia stessa a pubblico comodo”

Paolo Tosio
12 marzo 1832

La storia della Pinacoteca

Le parole di Paolo Tosio sono riportate nell’ultima sala, la numero 21, della Pinacoteca Tosio Martinengo a Brescia. Le opere che vi sono conservate appartengono a due distinte collezioni: la prima appartenuta a Paolo Tosio e alla moglie Paolina; la seconda invece, del conte Francesco Leopardo Martinengo da Barco.

Tosio trasforma la sua dimora, progettata da Rodolfo Vantini, in una vera e propria casa-museo. Alla morte di entrambi i coniugi Tosio le opere e la casa furono donate al Comune di Brescia, dando così vita alla prima pinacoteca civica.

Nel 1884 anche il conte Martinengo da Barco dona la sua collezione e il proprio palazzo alla città; pochi anni dopo inizia il trasferimento di alcuni quadri dal palazzo Tosio che si concluderà nel 1903.

In anni più recenti il palazzo ha subito un completo rinnovamento, terminato nel 2018, con la realizzazione di un percorso espositivo affascinante che comprende opere realizzate tra il XIV e il XIX secolo.

Raffaello e i gli artisti lombardi

Ogni sala è dedicata ad uno specifico argomento, periodo o artista. Nelle prime si possono ammirare opere realizzate da alcuni importanti artisti come Vicenzo Foppa e Alessandro Bonvicino detto il Moretto. Nella sala n°4 sono esposti due lavori di Raffaello Sanzio: il Cristo redentore benedicente, realizzato tra il 1505 e il 1506, e la rappresentazione di un angelo di qualche anno precedente.

Raffaello - Cristo benedicente
Raffaello Sanzio, Cristo redentore benedicente, 1505-1506, Pinacoteca Tosio Martinengo
Ph. Courtesy Fondazione Brescia Musei

La Cena di Emmaus del Romanino anticipa alcune delle soluzioni artistiche che hanno contribuito al successo di Caravaggio: l’utilizzo della luce, la naturalezza delle pose e il mettere in primo piano i piedi nudi dei protagonisti del quadro, sono tutti elementi che fanno parte del mondo artistico lombardo.

Girolamo di Romano detto Romanino, Cena di Emmaus con giovane servitore, 1525-1549, Pinacoteca Tosio Martinengo
Ph. Courtesy Lombardia Beni Culturali

Seguendo il percorso, si arriva nel salone dove sono esposte alcune delle più importanti pale d’altare realizzate sempre da Romanino e Moretto.

Il Flautista del Savoldo è una delle opere che preferisco della collezione Tosio Martinengo.
Nel Cinquecento era usanza comune che i giovani rampolli della società si facessero ritrarre travestiti da musicisti come in questo caso, o da personaggi di umili origini. Consiglio di prestare particolare attenzione ai dettagli presenti nel quadro e alla trascrizione della musica sul libro posto di fronte al protagonista e al pentagramma appeso al muro dietro di lui: si trattano di veri brani musicali.

Savoldo - Il flautista
Giovanni Gerolamo Savoldo, Il flautista, 1525, Pinacoteca Tosio Martinengo
Ph. Courtesy Fondazione Brescia Musei

Le scene di genere

Superati gli artisti caravaggeschi del Seicento si arriva alla sala n° 12, dedicata ai lavori di Giacomo Ceruti, detto il Pitocchetto. I suoi quadri sono popolati da ragazze che cuciono e filano, lavandaie, poveri nei boschi e calzolai, la maggior parte dei quali caratterizzati da sguardi vitrei, con indosso abiti logori. Mostrano come fosse la vita di coloro che appartenevano al ceto più basso della società del XVIII secolo. Data la natura umile dei protagonisti, le opere sono chiamate “pitocchi”, da cui deriva il soprannome dell’artista, Pitocchetto.

Se come me siete amanti di questa tipologia pittorica, non potrete non restare incantanti di fronte a queste superbe rappresentazioni. Suggerisco inoltre, una visita anche alla sala n° 15 dove sono esposte altre scene di genere.

Ceruti - Scuola di ragazze
Giacomo Ceruti, detto il Pittocchetto, Scuola di ragazze, 1520-1525, Pinacoteca Tosio Martinengo
Ph. Courtesy Fondazione Brescia Musei

Hayez e Ferrari

L’ultima sala conserva due opere di Francesco Hayez: L’incontro tra Giacobbe ed Esaù e i Profughi di Parga che mostra la fuga degli abitanti della cittadina greca dopo che fu ceduta all’impero ottomano dagli inglesi il 17 maggio 1817. Insieme alle opere dell’artista veneziano, si può ammirare il Laocoonte di Luigi Ferrari.

Hayez - Fuga da Parga
Francesco Hayez, Fuga di Parga, 1831, Pinacoteca Tosio Martinengo
Ph. Courtesy Fondazione Brescia Musei

La Pinacoteca Tosio Martinengo è un viaggio all’interno dell’arte lombarda in cui si possono diverse influenze artistica, come quella veneziana, ma che porta con sé caratteristiche uniche e inimitabili. È una tappa immancabile per gli appassionati d’arte e per coloro che vogliono scoprire le bellezze della città di Brescia.

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