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DANTE incontra SHAKESPEARE: Il mito di Verona.

A settecento anni dalla scomparsa di Dante Alighieri, Verona dedica una mostra al rapporto tra il poeta e la città.

La mostra attualmente allestita alla Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, presso il Palazzo della Ragione di Verona, ha come protagonista Dante Alighieri. 

Suddivisa in sei sezioni, l’esposizione si concentra sul rapporto tra Dante e le figure artistiche politiche sue contemporanee e il revival dantesco sorto nel Risorgimento.

Dante, Giotto e Cangrande della Scala a Verona

Il legame tra Dante e Giotto viene indagato nelle prime due sale.
Entrambi fiorentini, non esiste prova di un loro incontro: si ipotizza che possa essere avvenuto nel 1305 a Padova oppure nella stessa Verona, dove il pittore operò sia nella chiesa di San Fermo che nel palazzo di Cangrande. 

Molto forte invece fu il legame che si instaurò con Cangrande, tanto da esser elogiato nel canto XVII del Paradiso. Le opere mostrate in questa sala ricostruiscono il probabile il rapporto tra le due importanti personalità e l’accoglienza riservata a Dante dall’allora Signore di Verona.

La Commedia e il revival dantesco nell’Ottocento

La terza sezione si concentra sull’immagine della Commedia tra il IV e l’VIII secolo nel Veneto, attraverso stupendi codici miniati realizzati in epoche diverse. La sala successiva è dedicata alla figura di Dante come importante simbolo di unità culturale, linguistica e politica del Risorgimento italiano. Per il sesto centenario della sua nascita, Ugo Zannoni realizzò una statua in onore del poeta e innalzata in Piazza dei Signori a Verona.

I protagonisti della Commedia

Nella quinta sezione si susseguono alcune opere raffiguranti i protagonisti di alcuni dei più celebri canti della Commedia come Beatrice, Paolo e Francesca e il Conte Ugolino.
Tra i quadri esposti, anche l’opera di Lorenzo Rizzi che ha come protagonista Pia de’ Tolomei, donna senese uccisa dal marito che sospettava dell’infedeltà della moglie. Il poeta fiorentino collocò poi la donna nel canto V del Purgatorio.

Rizzi-Pia-de-tolomei
Lorenzo Rizzi, Pia de’ Tolomei, 1853-1855, Verona, Musei Civici – Galleria d’Arte Moderna Achille Forti

Tra Dante e Shakespeare

L’ultima sala della mostra è dedicata al mito di Romeo e Giulietta. Il VI canto del Purgatorio ispirò Luigi da Porto per la sua “Historia novellamente ritrovata dei due nobili amanti” e la successiva versione di Matteo Bandello. William Shakespeare traspose la novella di quest’ultimo e la trasformò nella tragedia che tutt’ora conosciamo.

Da ammirare “Giulietta e Romeo” realizzato da Pietro Roi nel 1881: il pittore raffigura il tragico momento in cui la ragazza, risvegliatasi dalla morte apparente, scopre il giovane morente.


Ai piedi di Romeo infatti, si può notare la boccetta contenente il veleno con il quale si toglie la vita per raggiungere nell’aldilà l’amata Giulietta che egli credeva deceduta.


Mentre la fanciulla si dispera accanto al ragazzo sofferente, in secondo piano la figura di Padre Lorenzo, artefice dell’inganno studiato per riunire i due innamorati, assiste impotente.

La mostra

Le varie sezioni in cui è divisa l’esposizione permettono di approfondire alcune sfaccettature della figura di Dante che solitamente non vengono indagate. Fondamentale il rapporto che instaurò sia con Cangrande della Scala che con Verona: Dante diventa un’importante fonte di ispirazione sia in ambito artistico che politico. Molti pittori e scultori del mondo dell’arte veronese  realizzarono diverse opere che hanno per protagonista il poeta stesso o i personaggi da lui descritti nella Commedia.
La statua del 1865 fu un affronto delle personalità accademiche cittadine verso il governo austriaco: l’esule più famoso del XIV secolo divenne così il simbolo dell’unità culturale della penisola italiana. 

Interessante è scoprire come gli scrittori prendano spunto dai canti danteschi per le loro opere: Luigi da Porto scrive il mito di “Giulietta e Romeo” ispirandosi ai “Montecchi e i Cappelletti” del VI canto del Purgatorio.

Shakespeare riprenderà il capolavoro di Da Porto per la sua tragedia. Anche il teatro, quindi, è in debito con il genio di Dante. 


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