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BANKSY: E SE I GRAFFITI CAMBIASSERO IL MONDO?

A voi non pare strano andare in un museo o in una galleria e poter ammirare le opere di Banksy? Trovare all’interno di un edificio opere che sono state pensate e realizzate per essere viste per strada?
Intrappolare in un sistema definito ed elitario come quello dell’arte, le riproduzioni di un artista anticapitalista, anticonformista e che usa le proprie immagini per denunciare l’assurdità del mondo e della politica contemporanea?

Sembra un paradosso ma sì, è possibile visitare una mostra con le opere di Bansky. Una delle più interessanti è attualmente allestita nella Galleria dei Mosaici della Stazione Centrale di Milano.
The world of Banksy – The Immersive Experience” raccoglie più di 130 lavori dell’artista inglese, sia riproducendo alcuni dei suoi stencil più famosi, sia esponendo alcune illustrazioni. Se siete interessati al mondo della street art, se siete affascinati da Banksy, oppure avete una mezz’ora di tempo prima di prendere il treno, vi consiglio di cercare le indicazioni per la mostra che si trovano sparse per la stazione e di immergervi nel mondo di Banksy.

La nascita di Banksy

Nato a Bristol nel 1974, fin da giovane si appassiona al mondo della street art, grazie a un centro giovanile dove i ragazzi della cittadina inglese potevano sperimentare con murales e bombolette di vernice. Nello stesso gruppo si trova anche lo street artist 3D meglio noto come Robert Del Naja, il frontman dei Massive Attack, personaggio a cui Banksy è piuttosto legato. Molte teorie sulla presunta identità di Banksy hanno come protagonista 3D in quanto è capitato più volte che graffiti realizzati dall’artista siano apparsi subito dopo la fine di un concerto dei gruppo. Il cantante della band ha più volte giustificato l’accaduto spiegando che lo street artist è un loro fan. 

Molte altre sono le teorie su chi si nasconda dietro lo pseudonimo di Banksy. L’art director e designer inglese Tristan Marco sostiene che il suo vero nome sia Robert Banks e che sia nato nei pressi di Bristol il 28 luglio del 1973. Un’altra ipotesi sostiene che il vero nome di Banksy sia Robin Gunningham la cui foto, risalente al 1979 e trovata negli archivi scolastici della Cathedral School of Bristol, sarebbe particolarmente somigliante all’unico ritratto di Banksy scattato da Peter Dean Rickards. Altri ancora sostengono che dietro alle opere del famoso street artist ci sia il francese Mr. Brainwash o addirittura, Damien Hirst. 

Londra e la crescente popolarità

Chiunque sia effettivamente Banksy, verso la fine degli anni Novanta si trasferisce a Londra dove iniziano ad apparire alcuni suoi lavori e tag. Sempre in questo periodo l’artista decide di abbandonare la tecnica a mano libera e optare per l’utilizzo degli stencil: riesce così ad essere più preciso e molto più veloce, caratteristica essenziale per uno street artist.

Con il crescere della sua popolarità, Banksy cerca di controllare la fruizione delle sue opere d’arte attraverso mostre e la regolamentazione della vendita di illustrazioni e riproduzioni. Questo fatto può sembrare alquanto strano per una persona che decide di realizzare i suoi lavori per strada in modo che tutti possano avere la possibilità di vederli.

Guerrilla Art

Quello che Banksy fa può essere definito “guerrilla art”: i graffiti sono la sua arma per portare l’attenzione pubblica su diversi problemi e ingiustizie che hanno poca notorietà. Un esempio lo troviamo a New Orleans quando realizza “Rain Girl” per portare l’attenzione sul fatto che, nonostante siano passati anni dal terribile uragano Katrina, la ricostruzione della città procede a rilento.

Un’altra iniziativa è il “Santa’s Ghetto” ad Israele, dove diversi suoi lavori sono apparsi sul muro che divide la zona palestinese da quella israeliana.

A Calais invece, esegue una donna che piange: probabilmente si tratta di Cosette, una dei protagonisti del romanzo I miserabili di Victor Hugo. L’intento è denunciare le condizioni in cui si trovano i rifugiati alla frontiera francese. Sempre qui, realizza un murales ritraente Steve Jobs, il fondatore della Apple, in quanto figlio di migranti siriani.

Le incursioni di Banksy

Quando parliamo di Banksy però, non possiamo non citare le sue incredibili performance. Eludendo alcuni dei sistemi di sicurezza più all’avanguardia del mondo, l’artista di Bristol è riuscito a introdursi e a posizionare alcune sue opere in luoghi come il Moma a New York o il Brooklyn Museum. In alcuni casi ci sono volute diverse ore prima che la sorveglianza si rendesse conto della presenza di un’opera aliena al museo. Le incursioni sono il suo modo per andar contro alla mercificazione dell’arte e il collezionismo.

Pop Banksy

Nonostante le sue credenze, però, sono diverse le star del mondo del cinema e della musica che sono fan e collezionisti delle sue opere. Angelina Jolie e Brad Pitt infatti, hanno speso diversi milioni di dollari in una galleria di Soho per potersi appropriare di alcune opere di Banksy, mentre nel 2008 George Michael chiese all’artista di dipingere la sua abitazione. Inoltre, nel 2003, realizza la copertina per l’album “Think Tank” dei Blur e per il singolo “Out of Time”. 

Queste sono solo alcune delle opere e delle performance che Banksy ha portato a termine fino ad ora, ma il suo lavoro continua e non vedo l’ora di scoprire cosa ha in serbo per il futuro.

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